Aggiornato: ottobre 2026
Chi incassa dividendi in Italia li vede arrivare sul conto già tassati, quasi sempre. Ma quanto resta davvero di una cedola dipende da dove ha sede la società, da come sono custodite le azioni e dal regime fiscale scelto con la banca. Questa guida riassume le regole per le persone fisiche residenti in Italia che investono al di fuori dell’attività d’impresa.
L’imposta del 26% sui dividendi italiani
I dividendi sono redditi di capitale. Per le persone fisiche sono tassati con un’aliquota unica del 26%, applicata dall’intermediario come ritenuta a titolo d’imposta o imposta sostitutiva (art. 27 e 27-ter del DPR 600/1973). Dal 2018 la stessa aliquota vale anche per le partecipazioni qualificate; per gli utili prodotti fino al 2017 il regime transitorio si è chiuso con le distribuzioni del 2022.
In pratica: su un dividendo lordo di 1.000 euro di una società italiana la banca trattiene 260 euro e accredita 740 euro. Il dividendo non va indicato in dichiarazione e non si somma agli altri redditi ai fini Irpef.
Dividendi esteri: la doppia ritenuta
Per le azioni estere il prelievo avviene due volte. Prima lo Stato in cui ha sede la società applica la sua ritenuta alla fonte; poi, se le azioni sono depositate presso un intermediario italiano, la banca applica il 26% sull’importo già ridotto, il cosiddetto netto frontiera (art. 27, commi 4 e 4-bis, DPR 600/1973). Le convenzioni contro le doppie imposizioni fissano un’aliquota massima per lo Stato della fonte: la parte trattenuta in eccesso si può chiedere a rimborso all’estero.
| Paese | Ritenuta alla fonte | Aliquota da convenzione | Cosa si può recuperare |
|---|---|---|---|
| Germania | 26,375% (25% più 5,5% di contributo di solidarietà) | 15% | 11,375 punti, con istanza al Bundeszentralamt für Steuern (BZSt) |
| Svizzera | 35% (imposta preventiva) | 15% | 20 punti, con istanza all’Amministrazione federale delle contribuzioni (AFC) |
| Francia | 12,8% per le persone fisiche | 15% | Di norma nulla; se è stata applicata un’aliquota più alta, rimborso con i moduli 5000 e 5001 |
| Stati Uniti | 30% | 15% | Si evita il 30% consegnando all’intermediario il modulo W-8BEN |
| Paesi Bassi | 15% | 15% | Nulla |
Un esempio con un dividendo tedesco di 1.000 euro lordi: la ritenuta in Germania è di 263,75 euro, il netto frontiera di 736,25 euro, il 26% italiano su questa base vale 191,43 euro. All’investitore arrivano 544,82 euro, con un prelievo complessivo del 45,5%. Se ottiene il rimborso degli 11,375 punti eccedenti (113,75 euro), il netto sale a 658,57 euro.
Attenzione alle N.V. di diritto olandese quotate a Piazza Affari: il trattamento non è uniforme. Ferrari, per esempio, ha la residenza fiscale in Italia ma, essendo costituita nei Paesi Bassi, applica sia la ritenuta italiana del 26% sia quella olandese del 15%; chi ne ha diritto può chiedere il rimborso della ritenuta olandese all’amministrazione fiscale dei Paesi Bassi. Il dettaglio è indicato nel comunicato sul dividendo di ciascuna società.
Rimborso della ritenuta estera e credito d’imposta
Il rimborso va chiesto all’amministrazione fiscale del Paese della fonte, non all’Agenzia delle Entrate. Servono di solito un certificato di residenza fiscale in Italia (rilasciato dall’Agenzia delle Entrate) e la certificazione del dividendo con la ritenuta subita, rilasciata dalla banca.
- Germania: l’istanza al BZSt si presenta per via telematica tramite il portale online del BZSt, entro quattro anni dalla fine dell’anno di incasso; i tempi di lavorazione sono spesso superiori ai sei mesi.
- Svizzera: l’AFC mette a disposizione i moduli per i residenti all’estero; la domanda va presentata entro tre anni dalla fine dell’anno di scadenza del dividendo.
- Francia: con il modulo 5000 (attestazione di residenza) l’aliquota ridotta si può applicare già al pagamento; il 5001 serve per il rimborso successivo.
Per le piccole cedole il costo della pratica, spesso addebitato dalla banca, può superare l’importo recuperabile. Il credito per le imposte pagate all’estero (art. 165 TUIR) è un tema controverso: l’Agenzia delle Entrate lo esclude per i redditi tassati con ritenuta a titolo d’imposta o imposta sostitutiva, mentre una parte della giurisprudenza di Cassazione lo ha riconosciuto in base alle convenzioni. Prima di avviare un contenzioso conviene un parere professionale.
Regime amministrato, dichiarativo e gestito
Il regime scelto con l’intermediario riguarda soprattutto le plusvalenze, ma cambia anche la gestione dei dividendi.
- Regime amministrato (il più diffuso presso le banche italiane): l’intermediario agisce da sostituto d’imposta, tassa dividendi e plusvalenze e compensa le minusvalenze con le plusvalenze successive. Il contribuente non deve dichiarare nulla.
- Regime dichiarativo: tipico di chi usa un broker estero che non opera come sostituto d’imposta. I dividendi incassati senza intermediario italiano vanno indicati nel quadro RM del Modello Redditi PF con l’imposta sostitutiva del 26%; secondo l’Agenzia delle Entrate (risposta a interpello n. 111/2020) la base imponibile in questo caso è il dividendo al lordo della ritenuta estera. Le attività detenute all’estero vanno inoltre indicate nel quadro RW, con l’IVAFE.
- Regime gestito: per le gestioni patrimoniali si tassa il risultato complessivo della gestione, dividendi compresi.
Un punto spesso frainteso: i dividendi sono redditi di capitale, le minusvalenze sono redditi diversi. Le perdite di borsa non si possono compensare con i dividendi, in nessuno dei tre regimi.
Data di stacco, record date e data di pagamento
Per ogni dividendo contano tre date, comunicate dalla società insieme all’importo.
- Data di stacco (ex date): da questo giorno il titolo tratta senza diritto al dividendo, e il prezzo all’apertura riflette di norma una riduzione vicina all’importo della cedola. Ha diritto alla cedola chi possiede le azioni alla chiusura della seduta precedente.
- Record date: il giorno in cui si verifica, sui conti degli intermediari, chi è legittimato a ricevere il dividendo. Con la liquidazione dei contratti a due giorni, a Piazza Affari è di norma il giorno di borsa successivo allo stacco.
- Data di pagamento: di norma il giorno di borsa successivo alla record date, quindi due giorni dopo lo stacco.
Su Euronext Milan lo stacco cade quasi sempre di lunedì; per le società del FTSE MIB coincide di solito con il lunedì successivo al terzo venerdì del mese, giorno di scadenza dei derivati. La sequenza tipica è quindi: stacco il lunedì, record date il martedì, pagamento il mercoledì. È una convenzione, non una regola senza eccezioni: le date valide sono sempre quelle del comunicato della società e del calendario di Borsa Italiana. Nel nostro calendario dividendi del FTSE MIB sono indicate per ciascun titolo.
Molte società italiane pagano in due tranche: un acconto deliberato dal consiglio di amministrazione durante l’esercizio (spesso a novembre o gennaio) e un saldo approvato dall’assemblea che approva il bilancio, staccato in primavera o all’inizio dell’estate. La tassazione è la stessa per entrambe le tranche.
In sintesi
- Dividendi italiani: 26% trattenuto dalla banca, nessun obbligo dichiarativo.
- Dividendi esteri tramite banca italiana: ritenuta estera più 26% sul netto frontiera; l’eccedenza rispetto alla convenzione si recupera solo all’estero.
- Dividendi esteri tramite broker estero: quadro RM e quadro RW in dichiarazione.
- Per incassare il dividendo bisogna avere le azioni alla chiusura del giorno precedente la data di stacco.
Questa guida ha scopo informativo e non costituisce consulenza fiscale né consulenza in materia di investimenti. Le norme possono cambiare: per la propria situazione conviene rivolgersi a un commercialista o al proprio intermediario.
Fonti: DPR 600/1973 (Normattiva) · Agenzia delle Entrate, Redditi Persone fisiche 2026 · Borsa Italiana, glossario: data ex dividendo · BZSt, Kapitalertragsteuerentlastung · AFC, moduli di rimborso dell’imposta preventiva · IRS, Form W-8BEN